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Jan 16

mastella su l'espresso

Per chi suona il Campanile

di Marco Lillo Consulenze, voli, contratti, benzina e case. E persino torroncini e panettoni. Pagati dal giornale Udeur e usati da Mastella & C. Grazie anche ai fondi pubblici.   Dossier: senza grazia e senza giustiziaFOTO: Gita al Gran Premio

Parla l’uomo dei conti

È stato l’uomo dei conti di Clemente Mastella. Nelle sue mani teneva le chiavi della cassa dell’Udeur e del giornale di partito. L’ex senatore Tancredi Cimmino nel 2006 non è stato ricandidato ed è passato con Antonio Di Pietro. ‘L’espresso’, lo ha intervistato.

Ci racconta come funzionavano le casse dell’Udeur e del ‘Campanile’?
“Io gestivo sia il …
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Una grande nebulosa nella quale spariscono i milioni del finanziamento pubblico e i confini tra gli interessi della famiglia Mastella e quelli del partito. Questo è il quadro che emerge dall’inchiesta de ‘L’espresso’ sulla gestione del giornale dell’Udeur, ‘Il Campanile’.

Per oltre un mese abbiamo spulciato i conti del quotidiano. Prima che se ne interessasse il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, prima che gli fosse scippata l’inchiesta su Mastella, abbiamo intervistato i fornitori e gli amministratori, verificando che una parte delle spese del giornale finiscono nei dintorni di Ceppaloni, borgo natio del ministro. All’ombra del ‘Campanile’ Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti. In questa nebulosa sono finiti 40 mila euro pagati a Clemente Mastella per la sua ‘collaborazione giornalistica’ nel 2004; i 14 mila euro usati per acquistare i celebri torroncini di Benevento che spesso finivano in regalo a politici e giornalisti, magari con il messaggino di auguri di Sandra e Clemente. Più i biglietti aerei per i familiari del segretario e poi ancora i 12 mila euro incassati dallo studio del figlio, Pellegrino Mastella, e i 36 mila euro risucchiati in tre anni dalla sua società di assicurazioni.

La ricostruzione delle spese del quotidiano spiega meglio di un trattato il funzionamento di Mastellopoli, un luogo dove, parafrasando Von Clausewitz, la politica sembra la prosecuzione della famiglia con altri mezzi. Il giornale del partito costa ogni anno 2 milioni e mezzo di euro anche se, nonostante gli sforzi dell’ottimo direttore Paolo Festuccia, non supera le 5 mila copie. Di queste solo 1.500 passano dall’edicola per finire quasi sempre al macero. L’edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal Parlamento, spiega: “Da molti anni ricevo cinque copie ogni mattina. Non ne ho mai venduta una”. Questa gigantesca ‘ammuina’ serve a giustificare il finanziamento pubblico: un milione e 331 mila euro. La presidenza del Consiglio rimborsa le spese ‘inerenti alla testata’ purché non superino un tetto pari a a circa la metà dei costi. Un sistema che premia chi spende di più e permette di sistemare molti amici e parenti. Così ‘Il Campanile’, con una redazione di sei giornalisti, ha visto aumentare il suo costo del lavoro in due anni da 345 mila a 834 mila euro. Nel dicembre del 2005 i debiti verso i fornitori ammontavano a 770 mila euro. ‘L’espresso’ ha visionato i bilanci interni e la lista dei fornitori stilati dal vecchio amministratore Tancredi Cimmino nel marzo del 2006. Ne viene fuori un quadro inquietante.
Prima è d’obbligo una premessa. Queste spese sono state approvate quando ad amministrare ‘Il Campanile’ c’era Tancredi Cimmino. Dopo una lite furibonda con Mastella, che non lo ha voluto candidare alle politiche, all’ex senatore è subentrato l’avvocato Davide Perrotta. Cimmino era anche segretario amministrativo dell’Udeur. Ad aprile del 2006 gli è subentrato il braccio destro di Mastella, Mauro Fabris, e a giugno il commercialista Pier Paolo Sganga. Sia Perrotta che Sganga ci tengono a precisare: “Tutti gli atti compiuti fino all’aprile 2006 ricadono sotto la responsabilità della precedente gestione. Oggi le carte sono a posto”. Al di là delle responsabilità formali resta un dato politico: i beneficiari di molti pagamenti discutibili sono membri della famiglia Mastella.

40 mila euro simbolici
Il primo a dare l’esempio è il leader. Il giornale ha accordato un bel contratto di collaborazione giornalistica a Clemente Mastella: 40 mila euro più i contributi nel 2004. Quell’anno il leader dell’Udeur aveva perso il seggio da europarlamentare e le sue entrate si erano ridotte. ‘Il Campanile’ pensò bene di aiutarlo con un contratto extra. Una scelta che l’amministrazione attuale difende a spada tratta: “Il segretario è un giornalista professionista che contribuisce quotidianamente all’indirizzo politico della nostra testata pubblicando numerosi articoli. Il corrispettivo di 40 mila euro, regolarmente fatturato, ha costituito quasi un atto simbolico rispetto alla sua dedizione al lavoro”.(01 novembre 2007)

La sede del ‘Campanile’
in via Arenula a Roma Indovina chi decolla
Nel 2005, secondo il bilancio provvisorio del vecchio amministratore, sono stati pagati 98 mila euro per viaggi e trasferte. Tra gli altri, in quegli anni, secondo gli ex amministratori, hanno volato Sandra Lonardo, Pellegrino ed Elio Mastella e pure la moglie di Pellegrino, Alessia Camilleri. L’ultimo decollo della premiata coppia Alessia-Pellegrino risale al marzo scorso quando il Campanile ha pagato ai due i biglietti per raggiungere Sandra e Clemente Mastella alla festa sulla neve dell’Udeur a Cortina. Gli amministratori però giurano: “Dall’aprile del 2006 non esistono altri biglietti aerei autorizzati, se non per ragioni professionali, a persone esterne al giornale. Quello che è successo prima ricade nella responsabilità della precedente gestione. E comunque Pellegrino è un consigliere di amministrazione del giornale”. E i voli di Elio? No comment. E Alessia? “Ha rivestito un ruolo, in passato, nel giornale”.

Natale d’oro
Nel 2005 (stando sempre ai bilanci parziali di Cimmino) ‘Il Campanile’ ha pagato 141 mila euro per le spese di rappresentanza e 22 mila euro di liberalità. Tra pacchi, dolciumi e torroni sono spariti 17 mila euro per il Natale 2005. Ben 8 mila e 400 euro partono dalle casse del giornale con destinazione ‘Dolciaria Serio’ di San Marco dei Cavoti, un paesino a pochi chilometri da Benevento. Altri 6.050 euro sono andati al Torronificio del Casale, una piccola azienda di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Che fine fanno tutti questi torroncini? Al ‘Campanile’ giurano che servono per “i regali del giornale a 200 colleghi e personalità istituzionali. La famiglia Mastella non c’entra”. Eppure qualcosa non torna. Per esempio i 2.170 euro pagati alla pasticceria Millefoglie di Ponte, vicino a Benevento dovrebbero riguardare: “Il tradizionale incontro di auguri tra i vertici dell’Udeur campano e quelli del giornale”. Il vecchio amministratore Tancredi Cimmino però cade dalle nuvole: “Ma quale tradizione. Io non ho mai fatto nessun incontro”. E anche il pasticciere, Nicola Zampelli, ricorda una storia diversa: “Sia nel 2005 che lo scorso anno, ho consegnato più di 200 panesilli (un panettoncino tradizionale del beneventano) a casa di Clemente Mastella. Probabilmente li avranno usati per fare dei cesti. Non ho mai sentito parlare di un rinfresco”.

A sentire chi la conosce bene, sarebbe proprio donna Sandra in persona, insieme alle sue collaboratrici, a confezionare con grande creatività, in quel di Ceppaloni i cesti regalo con il meglio delle tradizioni locali. Per comprare i pacchetti donna Sandra arriva al Cis di Nola, un mega centro commerciale sulla strada per Napoli. Qui nel negozio di articoli da regalo dei fratelli Casolaro sono stati spesi altri 1.150 euro, sempre a carico del ‘Campanile’. Un cortese responsabile ci informa che “di solito è la signora Sandra in persona a scegliere le scatole per fare le confezioni regalo”. E anche al negozio di articoli da regalo e borse Luna di carta nella piazza di Benevento risulta una fattura del ‘Campanile’ per 2.030 euro. “Probabilmente erano regalini. Mi sembra di ricordare che venne una macchina a ritirare tutto”, dice il titolare. Una cosa è certa: gli amministratori del ‘Campanile’ dell’epoca con quelle spese non c’entrano. “Io non ho mai avuto rapporti con quelle aziende di dolci e regali. Arrivavano le fatture”, spiega il solito Tancredi Cimmino, “e mi limitavo a firmare”.

Il pozzo di San Patrizio
Ogni mese, fino all’inizio del 2006, l’amministratore del giornale pagava conti per spese di benzina per una media di 2 mila euro al mese. Per metà a carico dello Stato. I giornalisti del giornale però non c’entrano nulla. Questa pioggia di carburante sul ‘Campanile’ si concentrava sulla stazione di servizio della famiglia Parente di San Giovanni di Ceppaloni, la frazione di 600 anime dove si trova la villa dei Mastella, quella con la celebre piscina a forma di cozza. Proprio così: ‘Campanile’ e Udeur facevano il pieno a 250 chilometri di distanza proprio alla fine del vialetto che porta dalla villa dei Mastella al paese. Fino all’inizio del 2006 pagava il giornale, ora il partito. Ma chi usufruisce di queste tonnellate di benzina made in Ceppaloni?(01 novembre 2007) 
Il titolare, Massimo Parente, dice a ‘L’espresso’: “Qualche volta viene il figlio, Pellegrino Mastella, con il suo Porsche Cayenne che ha una cilindrata di 4 mila e 200 e fa cinque chilometri con un litro. Mette in media 90 euro. Poi alla fine del mese viene un ragazzo dalla villa dei Mastella. Si chiama Daniele (Ferraro, un collaboratore di Clemente Mastella e Sandra, ndr), e mi fa timbrare la scheda carburante, non ricordo a chi è intestata”. Il padre, Antonio Parente, ha gestito l’impianto fino a febbraio scorso, e ricostruisce: “Qualche volta Daniele, fa il pieno con l’auto di Pellegrino, più spesso con l’automobile usata dalla signora Sandra. Io faccio il buono e poi se la vedono loro. Compilano la scheda e non so se mettono tutto a carico del partito”. Sulle schede non sono indicate le targhe ed è difficile distinguere benzina privata e pubblica. Fonti vicine alla famiglia Mastella fanno sapere che Pellegrino avrebbe un’altra scheda carburante intestata alla sua società alla quale imputerebbe la sua benzina privata. Resta il giallo su quei 100 euro di benzina al giorno a carico prima del giornale e ora del partito (finanziati entrambi dallo Stato). Il segretario amministrativo dell’Udeur Pierpaolo Sganga paga fino a 4 mila euro al mese e spiega: “Sono legittime spese di rappresentanza riferite all’attività politica dei collaboratori del segretario nazionale del partito che peraltro non riceve nessun compenso da me. Spese giustificate, visto che in quella zona l’Udeur consegue il massimo dei voti”.

Benvenuti a Casa Nostra
La storia dell’appartamento di largo Arenula che ospita la sede del quotidiano dell’Udeur è un altro monumento al familismo. L’ufficio era dell’Inail che lo aveva affittato al partito. L’Udeur, come abbiamo già raccontato su ‘L’espresso’ (‘Casa Nostra’, n. 35) poteva comprarlo nel 2006 a un milione e 450 mila euro, un ottimo prezzo. Invece, dopo un tortuoso giro, l’affare è stato fatto da una società dei figli del segretario. In realtà quella società, secondo Tancredi Cimmino, era un bene dell’Udeur che l’aveva finanziata per ben 450 mila euro e non poteva essere ceduta da Mastella ai figli. Comunque sia, i due giovani immobiliaristi non sono stati molto riconoscenti con il partito. Appena hanno comprato la sede del giornale hanno subito aumentato l’affitto da 3 mila e 500 a 6 mila euro più Iva. Bisogna capirli. Per comprare hanno sborsato 650 mila euro cash e si sono sobbarcati un mutuo da 1,1 milioni per una rata mensile di 6 mila e 500 euro, quasi identica all’affitto chiesto al giornale (amministrato anche da Pellegrino).

Pellegrino sotto il Campanile
L’ombra del ‘Campanile’ segna la traiettoria professionale del figlio maggiore. Appena laureato, Pellegrino ottiene un contratto di praticantato giornalistico a ‘Il Campanile’, come la sua fidanzata Alessia. Presto i due spiccano il balzo verso la professione legale: Alessia va all’Autorità delle Comunicazioni, nella segreteria dell’ex onorevole Udeur Roberto Napoli, mentre lui diventa socio dello studio Criscuolo. Gli associati sono tre: Fabrizio Criscuolo, Mastella junior e il suo coetaneo Davide Perrotta, il presidente del giornale. Proprio ‘Il Campanile’ (quando c’era ancora Cimmino) pagava mille euro al mese per l’assistenza legale dello studio Criscuolo. Un contratto chiuso da Cimmino nel 2006 come quello della Acros, una società di brokeraggio assicurativo della quale Pellegrino è socio al 50 per cento. Acros ha incassato 36 mila euro in tre anni. Alla vigilia del rinnovo Cimmino ha revocato la consulenza e così Acros quest’anno si è dovuta accontentare di 2 mila euro per la polizza della serata di Roberto Benigni a Telese. “È una primaria società di brokeraggio che ha prestato attività di consulenza in vista della stipula di polizze per la responsabilità degli amministratori”, precisano dal ‘Campanile’. Ma le polizze poi si sono fatte? “Non se ne è fatto più nulla”. Altri 36 mila euro buttati dalla finestra del ‘Campanile’.(01 novembre 2007)  

Jan 11

Meningite-5

I segni e i sintomi Al suo esordio la meningite batterica può presentare dei sintomi molto generici simili a quelli di altre malattie da raffreddamento e dell’influenza. Perciò, considerando che la maggior parte dei casi di meningite si verifica nei mesi invernali, si comprende come sia difficile diagnosticarla precocemente.
I disturbi iniziali più comuni sono febbre, spossatezza generale, nausea e vomito, diarrea, irritabilità e inappetenza.
Esistono poi alcuni sintomi più caratteristici della malattia. In particolare, nei bambini, i più vulnerabili al contagio da meningite meningococcica, è bene prestare attenzione a forti mal di testa, rigidità del collo (incapacità di toccare il petto col mento), intolleranza alla luce (fotofobia), sonnolenza, dolori alle giunture o ai muscoli, spasmi e, più in generale, stato di confusione.

Nei neonati e nei bambini molto piccoli, oltre a febbre, vomito e rifiuto del cibo, possono presentarsi altri sintomi caratteristici, come il pianto acuto, il torpore e la fissità dello sguardo, il colorito pallido e la comparsa di macchie cutanee di colore rosso, che non scompaiono alla pressione. In alcuni casi è evidente la fiacchezza, la difficoltà a svegliarsi e anche una certa irritabilità che il piccolo manifesta al contatto fisico. Il buttare la testa indietro e inarcare la schiena può essere un altro segnale della malattia. Infine, proprio a causa dell’infiammazione delle meningi, può verificarsi, nei bambini molto piccoli, una tensione o rigonfiamento della fontanella, il punto tenero sulla sommità della testa.


Meningite-2

Il Primario del Reparto di Malattie Infettive del De Lellis, Natilini e lo stesso Anatomopatologo, Gaetano Falcocchio hanno illustrato le indagini autoptiche effettuate al De Lellis e quelle genetiche microbiologiche del centro di riferimento Nazionale, Istituto Spallanzani di Roma. Alla conferenza stampa erano presenti tra gli altri il sindaco di Rieti, Giuseppe Emili e l’assessore provinciale, Gustavo Marcheggiani. Intanto da oggi verrà disattivato il numero verde istituito per la circostanza, che ha registrato oltre 500 chiamate da parte degli utenti, che hanno trovato esauriente risposte da parte del personale medico, ma che allo stato attuale, secondo il manager Bellini, avrebbe esaurito il suo compito. «Quanto posto in essere dalla Asl di Rieti - ha dichiarato Bellini - in questi giorni è conforme alle principali e riconosciute linee guida nazionali ed internazioni, relative alla prevenzione ed al trattamento dell’infezione meningococcica. Con riferimento a questo caso specifico oggi è possibile affermare che non sussistono verosimilmente possibilità di contagio legata all’infezione di meningococcica, tenuto conto della capillare profilassi già seguita ed il tempo decorso».

Meningite-1

Meningite, corsa al vaccino Pendolari da Roma a Frosinone

Grazia Maria Coletti
g.coletti@iltempo.it
Il compagno di scuola di vostro figlio è a letto con l’influenza, ma tutta la classe teme che abbia la meningite. È anche così che cresce la psicosi: l’informazione alimenta il tam tam (è di ieri la notizia di un altro bimbo morto a Latina, forse per meningite, mentre dallo Spallanzani è arrivata la conferma del decesso del piccolo di Rieti per «sepsi da meningococco).

E la paura fa lievitare le richieste di vaccinazione (costo: 57,50 euro a vaccino). Gli studi dei medici di famiglia ne sono subissati. «Il 700% di richieste di prescrizioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso» conferma l’escalation il segretario regionale Fimmg (la Federazione dei medici di medicina generale) Pierluigi Bartoletti. «A fronte di zero richieste, l’anno scorso, io personalmente, dal caso del Veneto in poi ne ho ricevute già 70». Di più. Si sono registrati anche casi di pendolarismo. «Ho appena ricevuto la telefonata di una signora che mi ha raccontato di essersi spinta in auto fino a Frosinone per acquistare il vaccino, perché nelle farmacie di Roma non lo aveva trovato». Ma a far credere, erroneamente, che il vaccino sia esaurito è soltanto la mancanza di scorte in farmacia. In realtà si tratta solo di momentanea irreperibilità, perché il vaccino va conservato in frigorifero e per questo «non se ne tengono a portata di mano che un paio di confezioni» spiega Bartoletti. Sarebbe bastato ordinare il prodotto al farmacista per averlo in tempi brevi. Invece un ulteriore ingiustificato allarme. «L’unico vaccino che praticherei volentieri sarebbe quello per l’immortalità» ironizza Bartoletti. Ma quando serve veramente immunizzarsi dalla meningite? «Il vaccino serve solo se il bambino vive in comunità, se è immunodepresso o soffre di qualche malattia particolare» spiega Bartoletti. Ma scuole e palestre, non sono forse le prime comunità frequentate dai nostri figli? «Ci sono più probabilità di schiantarsi in motorino» risponde il leader dei medici di famiglia che ribadisce: «l’allarme è ingiustificato. Quest’anno i casi di meningite sono ancora sotto la media: 600 anziché 900». Senza un’adeguata informazione l’allarmismo inutile crescerà con il picco dell’influenza «previsto a fine mese, con un crescendo di romani a letto con la febbre» conclude Bartoletti. 11/01/2008

meningite dal sito meningite.it meningite dal sito meningite.it

Meningite-3

Lo confermano i dati dell’Iss: dopo un costante aumento dei casi fra il 2000 e il 2005, si è avuta una sensibile riduzione nel 2006 e 2007. In cifre: i casi in totale sono passati da 803 nel 2001 a 1034 nel 2005. Ma nel 2006 sono scesi a 769 mentre l’anno scorso, a fine settembre, sono stati 460. Andamento analogo anche in Sardegna dove, nel quinquennio considerato, si è passati da 15 a 44, per calare a 20 nel 2006 e 13 nel 2007. Contrazione che il ministero attribuisce alla diffusione dei vaccini. 

Che la meningite non rappresenti oggi un’emergenza nazionale lo conferma anche il tasso di incidenza: 0,4 casi per centomila abitanti. Si tratta, in pratica, di una malattia grave ma curabile, con un tasso di mortalità del 14,3 per cento nella forma fulminante originata da meningococco. La più temuta. Il meningococco è un batterio diffuso nel 10 per cento della popolazione. Localizzato, in particolare, nelle prime vie respiratorie, senza che crei alcun inconveniente: meno dell’1 per cento degli infetti sviluppa la malattia. Avviene quando il batterio riesce a superare le difese dell’organismo. 

La meningite si può prendere per contagio, la trasmissione del germe avviene da persona a persona per vie aeree. Ma sono necessari contatti piuttosto stretti (ad esempio un bacio) e ambienti affollati. Com’è accaduto nel Veneto, in un locale pubblico pieno di giovani, molti dei quali non vaccinati e provenienti da Paesi del mondo ad alta diffusione della malattia. Ora pare che quel pub sia stato messo all’indice e il proprietario rischi la rovina. Ingiustamente. Perché, contrariamente a quanto si crede, il batterio sopravvive per un tempo brevissimo nell’ambiente, non su alimenti, bevande ed oggetti. Per questo, secondo il ministero della Salute, non sono considerate efficaci, perché inutili, le disinfezioni ambientali e non vi è alcun rischio epidemico che oltrepassi il circuito dei contatti stretti dei singoli casi. 

Oltre che dai batteri, la meningite (infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale) può essere causata da virus. È la forma meno grave, detta meningite asettica, fronteggiabile, senza troppi problemi, in una decina di giorni. Decisamente più pericolosa la forma di origine batterica, che può anche avere conseguenze mortali. Per responsabilità di diversi agenti. Come il Neisseria meningitidis detto meningococco, identificato per la prima volta nel 1887, che può provocare l’infiammazione in diverse parti del corpo, dalle quali il batterio raggiunge poi il cervello attraverso il sangue. Può trattarsi anche di otiti, sinusiti o di un’infezione a livello cerebrale causata da una frattura del cranio. 

In seguito all’infiammazione, si manifesta un aumento di volume del liquor cerebrospinale all’interno della scatola cranica, con conseguente aumento di pressione. Unico rimedio, un intervento tempestivo, con analisi del liquor e coltura batterica.
Ma l’arma più efficace resta la prevenzione, attraverso i vaccini. Ne esistono per tutti i tipi di batteri (tranne che per le meningiti da sierogruppo B del meningococco). Dagli anni ‘90, è stata raccomandata, per i neonati, la vaccinazione contro l’ Haermophilus influenzae , agente un tempo molto diffuso. E da allora, le infezioni sono drasticamente calate.
LUCIO SALIS 10/01/2008 10:25

Dec 27

“Capodanno: benzina +8 euro il pieno Il prezzo e’ sei volte l’inflazione (ANSA) - ROMA, 27 DIC - Per ogni pieno di un’auto c’e’ da mettere in conto circa 8 euro in piu’ rispetto all’anno scorso. Quasi 7,5 euro per un’auto a benzina.E l’aumento e’ di circa 8,5 euro se la vettura e’ diesel. Complice la corsa delle quotazioni del petrolio, i carburanti hanno registrato un rally negli ultimi mesi che hanno visto i prezzi toccare in questi giorni quota 1,377 euro per un litro di verde e quasi 1,3 euro per il diesel contro, rispettivamente, gli 1,232 euro e gli 1,133 euro di un anno fa.” ANSA.it - Economia - Capodanno: benzina +8 euro il pieno

“Venerdì no, ma Addolorata, Incatenata o Crocefissa sì Ne ha parlato oggi la stampa nazionale e dapprima ci pareva più che una notizia uno scherzo. Ma è bastato poco per capire che in Italia succede anche questo. Sì, capita che una famiglia non sia nemmeno più libera di chiamare il proprio figlio secondo volontà. In un paese dove la giustizia è sempre sotto tiro per la lentezza dei processi ci stupisce, invece, che in ben due occasioni due tribunali abbiano avuto tempo di stabilire che due giovani coniugi liguri non potranno chiamare il loro figliolo Venerdì. Ma la comicità giudiziaria, già sappiamo, quando si impegna farebbe impallidire anche la fantasia degli autori di Zelig, e forse pure quelli di Luttazzi. La legge, si sa, prescrive gli appellativi “ridicoli e vergognosi”, ed evidentemente Venerdì non è un “Oceano” qualsiasi. No, Venerdi per i giudici “comportava il collegamento immediato al romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe… ad una figura caratterizzata da un ruolo di sudditanza e di inferiorità la quale, pur elevandosi dal suo stato di creatura selvaggia, non arrivava mai ad essere equiparabile all’immagine dell’uomo civilizzato”. Si avete letto bene, i togati si sono regalati un angolo di critica letteraria, che la monotona vita quotidiana gli aveva sempre negato. D’altronde si sa, è Natale. Ma al comico non c’è mai fine, in quanto proseguendo la lettura della sentenza scopriamo che “Inoltre al venerdì come giorno della settimana sono notoriamente connesse connotazioni di tristezza e di penitenza, essendo addirittura associate nei proverbi popolari a connotazioni negative, di sfortuna (venerdì 17, ndr)”. La difesa ha provato a citare altri esempi di nomi un po’ strani, ma evidentemente Incatenata non connotava quel ruolo di sudditanza imputabile a Venerdì, e men che meno Addolorata non è così triste e penitente tale da essere bandita dalle anagrafe nazionali, per non parlare di Crocefissa che… ecco no, non ne parliamo proprio. Nel merito il nome Venerdì non ci pare per nulla ridicolo o vergognoso, come non lo sono i nomi Domenico, Domenica o Sabato. Due udienze del Tribunale per decidere se Venerdì è un nome accettabile dall’Anagrafe ci sembrano davvero una esagerazione. I genitori di Venerdì (anzi, di Gregorio, così dovrà chiamarsi secondo i giudici) non ci sembrano poi così più crudeli dei coniugi Licenziato che chiamano il proprio figlio col nome Assunto. O dei signori Pazienza e della loro figlia Santa. E che deve dire il Signor Felice che di cognome fa Evacuo? E Felice Della Sega? E Bocchi Mara? E Sesso Generoso? E povera la signora Benedetta, che di cognome fa Cappella. Di altri esempi (folli ma veri) ce ne sarebbero ancora, ma è meglio fermarci qui. Viva Venerdì.” DAW - Il Blog -

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